Un’altra UE

Qualcuno crea confusione tra Europa ed UE.
l’Europa è una grande realtà culturale composita che condivide esperienze che l’hanno fatta diventare nel bene e nel male uno dei modelli più importanti per la comunità umana, dalla democrazia ateniese fino alla triade “Libertà Uguaglianza Fraternità della rivoluzione Francese; dal Cristianesimo che nel medioevo è stato insieme terreno comune e lizza di battaglie, fino al pensiero socialista, origine di una spinta politica di riscatto dei popoli governati, che ha portato nel mondo alcune delle innovazioni più importanti della storia dell’uomo, tanto che, per fermarlo sono state generate le controrivoluzioni fasciste.
La UE è un accordo tra Stati – prezioso per il mantenimento della Pace in Europa – in cui però ogni Stato è rimasto geloso della propria sovranità.
La UE ha indotto gli stati a generare una normativa comune, ma soprattutto li ha indotti a consentire alla delega della gestione monetaria, estremamente incisiva sulle politiche interne e fortemente voluta dai liberisti per il contenimento della spesa pubblica dando copertura alle classi dirigenti nella fase di contrasto alle istanze popolari.
La UE non è riuscita a costituirsi come una reale federazione degli stati europei con una gestione unica delle relazioni internazionali. Men che meno si è riusciti a lavorare a una fiscalità comune.
Ciò perché ogni Stato ha voluto continuare ad operare in autonomia, entrando in concorrenza con gli altri, generando all’interno dell’Unione una serie di piccoli paradisi fiscali, per la felicità dei possessori di grandi capitali mobiliari e delle grandi corporation.
Il grande successo della UE e cioè il mantenimento per la pace in Europa oggi è in discussione seriamente e il futuro appare ancora più buio.
La crescita della Cina come potenza economica e poi politica e poi militare ne ha fatto un essenziale elemento di catalizzazione per i BRICS. Il nuovo rassemblement di stati è certamente infarcito di contraddizioni e non è privo di tensioni interne, ma costituisce comunque un sintomo e una concausa dello stato di crisi dell’egemonia statunitense.
Purtroppo in questa contrapposizione la UE non è stata in grado di assumere il ruolo di attore autonomo che pure le si sarebbe attagliato perfettamente, ma si è accodata alla politica USA, fino al punto di continuare a subirla quando quella, con la presidenza Trump è diventata palesemente vessatoria.
A questo punto fa specie assistere al dibattito tra nazionalisti desiderosi del recupero della piena sovranità e neoliberisti globalisti, desiderosi del mantenimento alla UE del ruolo di coordinamento della politica monetaria.
Le due parti accusano l’altra di giocare allo sfascio, ignorando un aspetto dello scenario che sembra non gli interessi: la qualità della vita dei lavoratori europei, sacrificata agli interessi della classe dirigente economica (assecondata dalla politica) fino all’attuale rischio della guerra, con una contrapposizione alla Russia, che, iniziata in adesione ai desiderata americani, e cogenerata dall’espansione progressiva della NATO, oggi con la manifesta tendenza al disimpegno da parte statunitense, appare tanto grottescamente quanto pericolosamente temeraria. Oltre che capace di disarticolare l’Unione sotto la spinta di pulsioni contrastanti.
Per questo ci pare ancor più che utile, necessario dire con chiarezza che l’unità europea è, soprattutto oggi, irrinunciabile. Ma deve trovare ragioni diverse per continuare ad esistere: la qualità della vita degli europei ed il mantenimento dei loro valori culturali di apertura e libertà, oggi abbandonati in favore di tentazioni neonazionaliste, razziste e antidemocratiche, già esistenti nel dibattito politico del continente ma emarginate dalla fine della seconda guerra mondiale – ma oggi corroborate dall’anticomunismo nazionalista robustamente presente nei paesi dell’Europa orientale, acquisiti all’Unione, favorito dai timori storicamente comprensibili per le pulsioni egemoniche della Russia.
Per concludere sembra necessario un colpo di reni da parte delle parti più progressiste dell’impegno politico in Europa: uno sforzo di generosità e di ascolto nei confronti delle giovani generazioni, che guardano al futuro con enorme preoccupazione sia per la rovina ambientale diffusa (specialmente oggi che appare sempre più superata l’attenzione e sempre più sfumato il Green deal) sia per i crescenti livelli di diseguaglianza che minano alla base le ragioni della pacifica coesistenza sociale. È necessario favorire il dibattito tra i settori giovanili delle forze politiche progressiste continentali raccogliendo il contributo di esperienza dei vecchi, se questi sapranno mettere a disposizione i loro saperi con l’umiltà di chi riconosce di avere lasciato alle giovani generazioni grumi di problemi difficili da risolvere, sedimentati dalla persistente mancanza di soluzioni e spesso financo di cure coraggiose.
Per esempio: come si fa a lasciare da soli i ragazzi di extinction rebellion con le loro proteste tanto rozze nei modi quanto giustificate nelle ragioni?
Come si fa a non aprire un dibattito continentale sulla disparità tra i trend dei redditi pro capite da lavoro dei singoli stati?
Come si fa a non prevedere e prevenire la prevedibile reazione dell’Industria dei combustibili fossili e dei derivati? Ci si aspettava che si sarebbero lasciati mettere da canto senza generare una propaganda a difesa?
Come si fa a non affrontare con attenzione e determinazione il problema dell’invecchiamento della popolazione?
E come si fa, infine, a non rendere centrale il tema delle migrazioni, curando l’accoglimento ordinato e attento dei nuovi arrivati? Col risultato della crescita di sacche di popolazione non seguita, non accompagnata e non integrata lasciandola allo sfruttamento dell’imprenditoria più cinica e dalla malavita organizzata, per poi lasciare la gestione del tema alle destre più retrive, che lo usano per generare angoscia e xenofobia?
I progressisti probabilmente devono partire da una valutazione critica di decenni di scelte più miopi che prudenti. E giacché non sembrano pronti a farlo, c’è bisogno di attivismo popolare e quindi ben vengano le manifestazioni di piazza, gli scioperi generali, come quello indetti dalla USB e dalla CGIL, i comitati per il NO a controriforme costituzionali e i boicottaggi contro le imprese che si muovono senza rispettare i diritti dei consumatori e spesso il più elementari principi etici.
Tutte queste azioni anche quando non sono immediatamente efficaci, creano un ambiente favorevole al risanamento della democrazia, alla rivitalizzazione della appartenenza al popolo della sovranità, così come afferma la nostra Costituzione al suo art. 1

Lettera dall’Italia

(Version française après le texte en italien)

Cari amici della Nuova Unione Popolare Ecologista e Sociale (NUPES),

anche da questo versante delle Alpi seguiamo con attenzione, interesse, e un pizzico di ammirazione la vostra azione durante questa campagna elettorale per le elezioni legislative francesi.

Immaginiamo senza difficoltà quanto il vostro percorso, ed in particolare quello di Jean-Luc Mélenchon, debba essere stato difficile. Rari sono i politici (e le persone in generale) che mettono a rischio la propria carriera ed il loro comfort per seguire le proprie convinzioni. È quello che Jean-Luc ha fatto, è quello che avete fatto, e anche da qui ve ne siamo riconoscenti.

Domenica, se i Francesi lo vorranno, si potrà porre fine (almeno da voi) alla più grande e tragica delle ipocrisie politiche contemporanee: che l’alternativa possa essere solo tra un vasto centro servo del mercato e una destra ormai racchiusa nel tribalismo nazionalista.

Grazie a voi, la Sinistra esiste. Una Sinistra che non è nostalgica, ma tenacemente proiettata verso il futuro. Una Sinistra che ha saputo accogliere e creare idee nuove. Che ha saputo riappropriarsi pienamente dei temi economici, dopo essere stata per oltre trent’anni succube del pensiero liberale, rimasto per troppo tempo pensiero unico. Una Sinistra che dopo anni di divisioni, ha saputo ritrovarsi (almeno in grande parte). Popolare, Ecologista, Sociale. 

Essendo cittadini di un altro Paese, domenica non potremo votare per voi. Eppure speriamo. Speriamo che i giovani, ed in particolare i giovani astensionisti, colgano questa occasione per cominciare, perlomeno, a fare un po’ di pulizia del vecchio mondo. Incrociamo le dita per Rachel, autentico simbolo di queste elezioni (donna, di colore, cameriera) che affronta il secondo turno in posizione favorevole, dopo avere combattuto con le sue colleghe per la loro dignità sul luogo di lavoro.

Rachel Keke (dal web)

Le incrociamo per Stéphane, il panettiere. E per tutti quelli, ricchi o poveri, donne o uomini, che hanno fatto lunghi studi oppure no, per tutti coloro che mettono la loro differenza (e la loro faccia) al servizio del movimento collettivo. Le incrociamo per la Sinistra, per l’Europa, ed anche per l’Italia.

Allora, di cuore, grazie. Grazie di avere dimostrato, in questi quasi quindici anni, che si può fare.

Che dove la paura divide gli individui, lì la speranza costruisce la forza collettiva.

Un altro mondo è possibile. In bocca al lupo!


Chers amis de la Nouvelle Union Populaire Ecologique et Sociale (NUPES),

Même de ce côté des Alpes nous suivons votre action avec attention, intérêt et une pincée d’admiration durant cette campagne électorale pour les élections législatives françaises.

On imagine sans peine à quel point votre parcours, et notamment celui de Jean-Luc Mélenchon, a dû être difficile. Rares sont les politiciens (et les gens en général) qui risquent leur carrière et leur confort pour suivre leurs convictions. C’est ce qu’a fait Jean-Luc, c’est ce que vous avez fait, et même d’ici nous vous sommes reconnaissants.

Dimanche, si les Français le souhaitent, il sera possible de mettre un terme (au moins par vous) à la plus grande et la plus tragique des hypocrisies politiques contemporaines : que l’alternative ne peut être autrement qu’entre un vaste centre asservi au marché et une droite enfermée dans le tribalisme nationaliste.

Grâce à vous, la Gauche existe. Une Gauche qui n’est pas nostalgique, mais projetée avec ténacité vers l’avenir. Une Gauche qui a su accueillir et créer de nouvelles idées. Laquelle a su se réapproprier pleinement des enjeux économiques, après avoir été assujettie à la pensée libérale, restée trop longtemps pensée unique, pendant plus de trente ans. Une gauche qui, après des années de divisions, a su se retrouver (du moins en grande partie). Populaire, Ecologique, Sociale.

En tant que citoyens d’un autre pays, nous ne pourrons pas voter pour vous dimanche. Pourtant, on espère. Nous espérons que les jeunes, et surtout les jeunes abstentionnistes, saisiront cette occasion pour commencer, au moins, à faire un peu de ménage dans l’ancien monde.

On croise les doigts pour Rachel, authentique symbole de ces élections qui affronte le second tour en position favorable, après s’être battue avec ses collègues pour leur dignité au travail. On les croise pour Stéphane, le boulanger. Et pour tous ceux, riches ou pauvres, femmes ou hommes, qui ont fait de longues études ou non, pour tous ceux qui mettent leur différence (et leur visage) au service du mouvement collectif.

On les croise pour la Gauche, pour l’Europe, et aussi pour l’Italie.

Alors, de tout cœur, merci. Merci d’avoir montré, au cours de ces presque quinze années, que cela pouvait se faire. Là où la peur divise les individus, l’espoir construit la force collective.

Bonne chance !